Qualità degli apprendimenti o qualità dell’informazione?

Scriviamo in merito alla pubblicazione dei dati sulle Scuole contemplate dall’Istituto Eduscopio. Oltremodo lodevole ci appare l’intenzione dell’Istituto torinese legato alla Fondazione Agnelli di valutare, sulla base dei dati forniti dall’ANS (Anagrafe Nazionale degli Studenti) del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dal COB (Comunicazioni Obbligatorie) del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, la qualità degli apprendimenti e l’efficienza educativa della Scuola italiana. L’elaborazione di questi dati, già difficile per la loro imponente mole, si limita all’analisi di 6.000 scuole e di 1.100.000 studenti del territorio nazionale. Sono, dunque, escluse dal computo alcune tipologie di scuole e, addirittura, intere realtà scolastiche regionali. Ciò non per trascuratezza dei progettisti di Eduscopio, quanto per una naturale evoluzione del progetto che ingloba ogni anno sempre più istituti scolastici o per dichiarata esclusione.
La tendenza giornalistica ad assolutizzare tutto e a semplificare alcuni passaggi, ha portato alcune testate a pubblicare i nomi di un certo numero di scuole quali esempio di virtuosismo didattico e organizzativo. Niente di più falso.
A ben guardare, infatti, sono esclusi dal computo gli istituti artistici e alberghieri, solo perché non contemplati nelle voci di Eduscopio per la Sicilia. Inoltre, lo sbocco degli studenti iscritti al liceo artistico presso le Accademie di Belle Arti, non rientra nel calcolo effettuato dall’ente di ricerca torinese. Dunque, i dati relativi sarebbero stati comunque viziati dall’assenza di questo riferimento.

Pretendere di stabilire quello che accade nel mondo leggendo il giornale è come cercare di capire che ora è osservando le lancette dei secondi di un orologio.
(Ben Hecht)

A completare questo piccolo quadretto delle verità non svelate dai giornalisti, è la scheda tecnica relativa ad ogni scuola collocata in cima a questa improbabile classifica. Da un’attenta osservazione, infatti, si evince che il fatto di essere in testa alla classifica Eduscopio, non implica necessariamente un risultato positivo. Facciamo un esempio: una scuola, al primo posto nella provincia di Messina quale istituto tecnico del settore tecnologico (per la sezione ISCRIZIONE UNIVERSITARIA e non LAVORO, dove la SICILIA è momentaneamente ESCLUSA), vede un voto medio di maturità pari all’81.6 fra gli immatricolati, ma fra questi, solo il 24% supera il primo anno di università, contro il 31% della media degli istituti dello stesso indirizzo nella regione. Addirittura, il 9% non supera il primo anno e rispecchia la media esatta nell’ambito regionale. A completare il quadro, il 67% dei neodiplomati di questo istituto tecnico non si immatricola, contro il 59% regionale. Il confronto con gli anni precedenti, addirittura, vede un calo delle percentuali positive e, dunque, un precipitare dei risultati.
Di contro, virtuoso si presenta un liceo classico, non solo perché i suoi studenti riportano buoni voti al primo anno di università, ma anche (e soprattutto) perché l’85% di loro supera il primo anno universitario (contro il 77% della media regionale), solo l’8% si ritira e solo il 7% non si immatricola (contro, rispettivamente, l’11 e il 12% della media regionale).

I giornali inventano la metà di quello che scrivono… se poi ci aggiungi che non scrivono la metà di quel che succede, ne consegue che i giornali non esistono.
(Quino)

Un buon giornalista dovrebbe, in nome della verità dell’informazione, citare le fonti con esattezza, leggendone gli esatti contenuti e riferirli imparzialmente, così come richiede la deontologia dell’ordine, il dovere di cronaca e il rispetto nei confronti dei lettori.
Da un punto di vista legale, potrebbe configurarsi un danno morale e materiale arrecato a tutti gli istituti scolastici non citati negli elenchi pubblicati da Eduscopio (sezioni Università e Lavoro) proprio in virtù dell’inesattezza della notizia giornalistica. Tuttavia, non chiediamo tanto. Riteniamo, però, opportuno, da parte di alcune testate giornalistiche, intervenire prontamente con doverose correzioni di quanto già pubblicato, al fine di rendere merito e giustizia a tutti quei dirigenti e quei docenti che ogni giorno si prodigano per innalzare la qualità degli apprendimenti e l’efficacia degli stessi presso il mondo del lavoro.

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